Marketing trends 2026
I 27 trends individuati da Quad in 5 macro-aree
L’azienda di marketing americana Quad, nel report “27 marketing trends and predictions for 2026”, descrive un paradosso che molti brand stanno già vivendo: più la discovery passa dall’AI (ricerca, comparazione, raccomandazioni), più aumenta il desiderio di esperienze reali, tangibili e umane.
Il 2026 non prenderà più in considerazione solo l’uso dei tool AI. È un anno in cui la tecnologia alza l’asticella del significato e le aziende sono chiamate rispondere con una comunicazione professionale e strategica in grado di trovare un nesso tra automazione e storytelling, per generare valore attraverso autenticità, fiducia e coerenza cross-channel.
Analizziamo i 27 trends del 2026 suddivisi in 5 macro-categorie di riferimento più una chiave di lettura finale per trasformarli in azioni.
AI & Discovery
Farsi trovare e scegliere: ottimizzare i contenuti per i sistemi che guidano gli utenti.
Retail & Experience
Il negozio torna ad essere media multisensoriale, spazio di relazione, intrattenimento e serendipità.
Dati & Trust
Privacy e fiducia: la comunicazione diventa credibilità dimostrabile, con ritorno a dati proprietari, autenticità e contesto.
Creativity & Production
L’AI automatizza attività ripetitive e accelera i processi, ma aumenta il rischio di omologazione. La differenza la fa la governance delle agenzie: brand identity, supervisione, ruoli e qualità.
Nuovi modelli d’agenzia
I trend legati a
AI & Discovery
1. Strategia AI: un bersaglio mobile
Regole e prodotti evolvono rapidamente: l’approccio non può essere statico. Servono aggiornamento continuo e test frequenti.
2. AI agents come nuovi gatekeeper
Gli assistenti diventano intermediari della scelta: suggeriscono, filtrano, comparano. I brand devono lavorare sulla visibilità “per l’AI” (contenuti strutturati e machine-readable).
3. AI agentica
Non basta “fare SEO”: bisogna diventare fonte affidabile per sistemi che riassumono e consigliano. L’obiettivo è essere citati/usati. Scopri di più sulla GEO.
4. Fine della distinzione “TV vs shorts”
Dal punto di vista delle persone è tutto video. Il planning tende a ragionare su “share of all video”, abbandonando il concetto di compartimenti stagni.
5. Ecosistema media in trasformazione
Gli editori digitali metteranno sempre più spesso i contenuti dietro paywall e proporranno tirature print “limited edition”. L’AR vivrà una rinascita con la collaborazione Google.
I trend legati a
Retail & Experience
6. Digital fatigue: ritorno al fisico
Stanchezza da schermi e overload: crescono esperienze retail e attivazioni in presenza. In una ricerca citata da Quad, il 76% dei clienti dichiara di connettersi più profondamente ai brand tramite esperienze in-store.
7. In-store sensoriale
Demo tattili, esperienze multisensoriali, prove prodotto: il negozio torna ad essere un media ad alto impatto, che aumenta la fiducia del consumatore.
8. Personalizzazione in-store più forte e competitiva
Retail e brand devono anticipare i bisogni e rendere l’esperienza fluida e “su misura”, con touchpoint personalizzati e contenuti interattivi, per aumentare loyalty e scontrino.
9. Investimento strategico profitti del retail media
Con e-commerce ormai consolidati, servirà un approccio più definito e disciplinato al retail media, includendo in-store e on-site/off-site. I beni di largo consumo (CPG Consumer Packaged Goods) sono pienamente a bordo del retail media, ma i retailer dovranno usare gli investimenti ricevuti dai CPG per generare incremento reale di vendite.
10. Promozioni Prime Day: diventerà più difficile “spremere” risultati
Nel 2025 Amazon ha esteso il suo shopping holiday di punta a 4 giorni. Se nel 2026 tornasse più corto, calerebbero volumi di search e vendita. Già l’anno scorso si erano osservati rendimenti decrescenti. Anche se Amazon mantenesse il formato 4 giorni, ulteriori guadagni non sono garantiti: i marketer dovranno cercare altri periodi più efficienti e meno presidiati su cui investire.
I trend legati a
Dati & Trust
11. Autenticità + connessione umana = fiducia
I dati first-party diventeranno centrali. Questo accelererà l’adozione di strategie contestuali e basate sul consenso. I micro-influencer acquisiranno più influenza e sarà la credibilità “umana” dei contenuti generati dall’AI ad aiutare i brand a mantenere la fiducia e differenziarsi.
12. Advertising meno opaco e misurazione/ROI
Con la fine della Privacy Sandbox di Google e nuovi segnali verso il targeting, misurazione e ROI continuano a crescere d’importanza. Questa comporterà un ecosistema pubblicitario più aperto, intent-driven e responsabile.
13. Autenticità come driver di performance nel panorama saturo di AI Con l’invasione di contenuti AI, più clienti si orienteranno verso brand che risultano inequivocabilmente umani. L’autenticità emergerà attraverso storytelling, verità culturale e voci di creator o dipendenti che riflettono esperienze reali.
14. Gen Z: fedeltà e autenticità sempre sotto esame
La Gen Z mette in discussione brand legacy e coerenza tradizionali: i brand dovranno trovare nuovi modi per guadagnarsi fiducia e credibilità tramite la prova reale.
15. Il marketer esperto lega ottimizzazione AI e storytelling autentico
L’AI evolve in canale primario di discovery. SEO e Social SEO tradizionali diventano critiche. Allo stesso tempo, le nuove audience desiderano connessioni profonde, preferendo contenuti personali, reali e di esperienza vissuta. Il marketer esperto che guida l’automazione combinando insight AI a storytelling autentico d’autore vedrà i livelli più alti di engagement e loyalty.
16. Healthcare: connessione umana come KPI
I consumatori non rispondono più a comunicazioni transazionali: nella salute, l’engagement nasce in spazi condivisi – community di pazienti, pop up e partnership. Si tratta di touchpoint strategici che costruiscono fiducia, loyalty e brand equity. Con l’AI che scala la “meccanica” del marketing, i brand che si distinguono saranno quelli che misurano e progettano la connessione umana come misurano click e conversioni.
I trend legati a
Creativity & Production
17. Trasformazione dell’infrastruttura degli studi creativi
Gli strumenti AI gestiranno le attività ripetitive. Emergeranno nuovi ruoli (prompt director, data curator…) e altri evolveranno (retoucher – AI editor, fotografi – capture director, producer – automation architect). A fare la differenza sarà la capacità del creativo di dominare in modo corretto e professionale i mezzi AI, per evitare l’omologazione in cui incappa la figura non esperta.
18. Workflow AI realmente efficienti per l’operatività
Meno “buzzword” per impressionare, più processo: l’AI entra nelle attività dei team marketing e creativi con governance e controlli che la rendono motore di efficienza e valore aggiunto per il cliente che si affida ad un’agenzia strutturata.
19. Think small
L’AI sta sgretolando le holding, che diventeranno più piccole, agili e specializzate. Anche le audience quindi non saranno più di massa: si passa a micro-audience frammentate, messaggi costruiti su cluster molto specifici e creatività modulari.
20. Direct marketing iper-personalizzato e dinamico
I marketer dovranno continuare a espandere il direct mail “triggered” basato sul comportamento: dal retargeting dei visitatori e degli “abbandoni carrello” a targeting sofisticati lungo il customer journey. Una base dati consumatore sempre più ricca porterà elementi di iper-personalizzazione: ci si muove verso un direct marketing multicanale integrato e orchestrato da agenzie specializzate, che sfrutta personalizzazioni dinamiche per testi, immagini e promo.
I trend legati ai
nuovi modelli di agenzia
21. Fuga di talenti dalle holding e nuove startup indipendenti
Le holding continueranno a perdere senior per gestire i margini; questo porterà a un mercato new business più volatile e un’altra ondata di agenzie startup guidate da top talent.
22. Creatività e qualità guidate dalle piccole agenzie
Cresce lo spazio per piccole agenzie indipendenti capaci di sbloccare idee più fresche e agili, rompendo il ciclo di mediocrità “at-scale” causato dal controllo delle holding sui grandi inserzionisti globali e dall’uso non responsabile dell’AI.
23. Client service: il valore non è nei tool ma nella strategia
Anche i non addetti ai lavori ormai conoscono automation marketing, CRM come Hubspot, AI, reporting e metriche. Ma i risultati del 2026 evidenzieranno che ad avere valore non sono i tool in sé ma chi sa collegarli per lo sviluppo di campagne e strategie pragmatiche: agenzie e team creativi con approccio human-centric e “white glove” a pianificazione, creatività, test, delivery e analytics.
24. Pricing basato su outcome di business
Cresce l’attenzione a modelli legati alle performance di business: vedremo il valore basato sui risultati come nuova frontiera del pricing.
25. Ecosistemi cross-channel sostituiranno il pensiero “a canale”
I brand continueranno a doversi spostare da canali separati a un ecosistema marketing integrato. Con trend privacy che limitano il tracciamento, i marketer saranno le figure in grado di realizzare misurazioni unificate che riflettano l’intero customer journey. Chi si affida a professionisti per allineare affiliate, paid, social, content ed e-mail con messaging coerente e metriche condivise sbloccherà maggiore efficienza e crescita incrementale.
26. Packaging: innovazione e sostenibilità
“Paperization”: sostituzione della plastica con packaging a base carta, nuovo standard per prodotti eco-friendly che porterà i consumatori ad avvicinarsi ai brand che vi puntano in modo autentico e integrato.
27. Amazon audience targeting
Amazon estenderà la funzionalità per il targeting in uno strumento completo di audience bidding. Il siostema si baserà su Amazon Marketing Cloud (AMC).
FAQ
Quali sono i principali trend di marketing del 2026?
Secondo il report Quad 2026, i 27 trend di marketing si suddividono in 5 macro-aree: AI e Discovery (come farsi trovare nei sistemi di ricerca generativi), Retail e Experience (il negozio come media multisensoriale), Dati e Trust (privacy, autenticità e dati proprietari), Creativity e Production (AI come supporto alla creatività umana), e una quinta area trasversale su autenticità e fiducia cross-channel.
Come cambia la comunicazione di brand con l’AI?
Con l’avvento dell’AI la comunicazione di brand deve rispondere a un paradosso: più la discovery passa dall’AI, più aumenta il desiderio di esperienze reali e umane. I brand devono trovare un equilibrio tra automazione e storytelling autentico, garantendo coerenza cross-channel e costruendo fiducia misurabile.
Cosa significa “GEO”?
Lavorare in ottica GEO (Generative Engine Optimization) significa ottimizzare i contenuti per essere citati dai motori AI generativi. Non basta essere primi su Google: bisogna essere presenti dentro le risposte che l’AI genera. Questo richiede contenuti chiari, strutturati, autorevoli e coerenti con l’identità del brand.
Un team a servizio del tuo brand
Come sfruttare l’AI ma comunicare in modo personale e diverso da tutti gli altri?
Nel 2026 bisogna costruire brand machine-readable (per essere trovati e raccomandati) e allo stesso tempo human-believable (per essere scelti e ricordati).
L’AI ha reso uguali le possibilità comunicative di tutti i brand, come evitare quindi di incorrere nel rischio di omologazione?
L’AI non è più un tool, ma un cambiamento di infrastruttura: richiede strategia, governance del brand, qualità dei dati, produzione coerente su scala e capacità di orchestrare canali e formati senza perdere autenticità.
Senza competenze specialistiche e un metodo, l’AI accelera la quantità ma non garantisce rilevanza, fiducia e risultati. Oggi più che mai ha senso delegare l’uso dell’AI a strutture che la gestiscano in modo integrato e omnichannel, costruendoci attorno uno storytelling personale e coerente con l’identità di marca: non per “premere bottoni”, ma per trasformare strumenti e automazioni in un sistema efficace, capace di farvi trovare, farvi preferire e farvi ricordare, con coerenza e misurabilità.




